A 51 Anni Si È Vecchi Per Lavorare. Oppure No?

 

Da una storia di Silvia Vianello, career coach e inclusa nella Forbes Top 100 Italian Women.

Una mia cliente, Maria di 51 anni, ha recentemente trovato lavoro, ecco com’è andata e perché tutto questo deve finire 👇

“Prof siamo troppo vecchi per lavorare?”

Ormai non succede solo a 50 anni, ma anche a 40 e addirittura 30. È incredibile ed inaccettabile il fenomeno chiamato age shaming, ovvero la discriminazione per età che sta dilagando, soprattutto in un momento di crisi come questo. Ma una soluzione c’è.

I lavoratori italiani sono al 1 posto in Europa tra coloro che dichiarano di subire discriminazioni sul posto di lavoro dovute all’età.

In Italia, molte aziende si sono sentite in dovere di abbassare i loro costi e hanno iniziato a dare la preferenza a profili che costano meno. C’è poi tutto il tema degli sgravi fiscali per chi assume persone entro certe fasce d’età e che quindi incide nella scelta delle aziende.

Come abbiamo fatto quindi a farle trovare lavoro?

Con tecniche sofisticate per nascondere ovunque la sua data di nascita ai software che filtrano i candidati.

È una vergogna dover nascondere la propria data di nascita per poter lavorare.

Ma in che mondo viviamo?

Vi siete dimenticati del valore dell’esperienza?

Va tolto il filtro dell’età nelle selezioni. Punto.

Per approfondire leggi l’approfondimento su Vanity Fair

Detto ciò, è deprimente dover ricorrere ad uno stratagemma per nascondere l’età in modo da essere visibile ai recruiter. Però, se il,contesto è questo, almeno si crea un opportunità di contatto.

Non dobbiamo cambiare il modo di proporsi alle Aziende ovvero non inserire l’età o il sesso, l’origine o la religione è chissà quante altre cose. Non è sbagliato conoscere i propri candidati.

È sbagliato taglierei fuori candidati per motivazioni assurde. Dovremo invece cambiare il modo in cui le aziende assumono e dare risorse non per chi assume sotto i 30 anni ma dare risorse a tutte le aziende che non riescono ad assumere qualsiasi candidati.

Dobbiamo domandarci il perché alcune aziende cercano sgravi fiscali e come poter fare in modo che essi non si verifichino e oltretutto abbattere l’evasione fiscale.

È un po’ come coloro che promuovono l’allenamento da difesa per le donne invece di insegnare agli uomini a non far del male alle donne e punire gravemente coloro che lo fanno.

Se continuano a correggere dove non dovremo correggere i problemi sussisteranno e si ripresenteranno.

In Italia si è discriminati per qualunque cosa: sesso, età, aspetto fisico, luogo di residenza, famiglia; penso che fino a quando ci sarà questo divario enorme tra domanda e offerta di lavoro, chi assume avrà sempre motivo di discriminare. Assurdo che nel 2021 e durante una pandemia mondiale ci si senta ancora dire “eh ma sa, l’azienda cerca qualcuno residente in zona”, salvo poi chiedere “è disposto a viaggiare per il 70% del tempo ?”